

VINICIO CAPOSSELA
Vinicio Capossela è un onnivoro gourmet della canzone. Rabdomante senza requie - secondo la sua stessa definizione - insegue insaziabilmente suoni, storie, culture e personaggi di ogni epoca, riuscendo sempre a fagocitarne l'essenza, l'odore, il fascino, attraverso una sorta di bizzarra sospensione del tempo e dell'incredulità. Conte e Waits, i languori latinoamericani e la polvere dei Balcani, le polke e i rebetici, Louis Prima e il jazz, Weill e le feste paesane: tutto convive e si trasfigura per incanto in un canzoniere straripante e universale, eppure sempre inconfondibile, grazie anche alla qualità letteraria dei suoi geniali testi, che gli ha consentito di avviare una fortunata carriera parallela di scrittore. Pluri-premiato (quattro Targhe Tenco) e ormai venerato quasi incondizionatamente dalla critica, Capossela è il miglior cantautore italiano della sua generazione, ma soprattutto uno dei pochi artisti totali che la scena nazionale abbia espresso negli ultimi anni.
All'ultimo anno di superiori scoprii Tom Waits. Mi misi ad ascoltarlo in classe, con il walkman, e da quel momento terminò il mio flirt con la chitarra elettrica e i gruppi rock: il mio interesse si spostò sul contrabbasso, sul sassofono, ma non era semplice trovare gente interessata a battere questa strada, perché tutti seguivano il rock.
